C'era una volta l'Egitto dei Faraoni | Viaggi Manuzzi

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C'era una volta l'Egitto dei Faraoni

Un grande viaggio negli anni '90, una giovane consulente di viaggio

 

Fate che il vostro spirito avventuroso vi porti sempre ad andare avanti per scoprire il mondo che vi circonda con le sue stranezze e le sue meraviglie. Scoprirlo significherà, per voi, amarlo.
(Kahlil Gibran)

 

Penso che non esista agente di viaggio al mondo al quale non sia mai stato domandato qual è il posto più bello in assoluto che si sia mai visto. Personalmente mi è stato chiesto tantissime volte, ma a distanza di quasi 30 anni che faccio questo lavoro, la risposta, del tutto soggettiva e ripetitiva, continua ad esser la stessa: l’Egitto.

Fine ottobre 1993, poco più che ventenne avevo già gironzolato parecchio, ma non ero mai stata al di fuori dell’Europa.

Spaventata, ma allo stesso tempo in preda all’euforia, accettai immediatamente quell’invito a partire per l’Egitto, paese da sempre idealizzato fin dalle mie prime letture scolastiche sugli Egizi, immaginato leggendo Agatha Christie.

Mi aspettavano 4 giorni di crociera a bordo di un’elegante motonave e 3 notti a Il Cairo.

 

Esna, Edfu, Kom Ombo, Assuan: tracce della testimonianza di una delle più illuminate civiltà della storia, siti archeologici mozzafiato, spettacolare natura che si esprime attraverso i deserti e le oasi, il lento fluire del Nilo. Indimenticabili i tramonti durante la navigazione, così come lo sgomento fra le colonne del Tempio di Luxor, uno dei monumenti egizi più affascinanti ed antichi in Egitto, simbolo di bellezza della potenza dell`epoca faraonica.

E pian piano Iside, Ra, Anubi Hathor e Nekhbet & Co. diventano i tuoi non più sconosciuti compagni di viaggio.

Fra un Amenhotep III, Ramses e Nefertari, dopo aver toccato i villaggi nubiani e la Grande Diga, mi ritrovo a percorrere la lunga strada che si snoda fra Assuan ed Ambu Simbel, un unico nastro d’asfalto che attraversa il deserto, con il fascino delle sue forme e dei suoi miraggi. Volendo questo tratto si potrebbe fare anche in volo da Assuan. Un profumatissimo tè alla menta durante una sosta precede l’arrivo ad Abu Simbel, una delle località più scenografiche d’Egitto, un cocktail perfetto di scienza, magia, architettura, mistero, ingegneria. Il primo momento in cui vedrai le statue del faraone sarà un attimo che rimarrà impresso nella tua vita per sempre.

Sapevate che il luogo in cui si trova ora non è la sua posizione originale?

Per poterlo preservare dall’inondazione delle acque del Lago artificiale Nasser, nel 1964 su progetto del governo egiziano e dell’Unesco, il tempio è stato tagliato dalla montagna, suddiviso in blocchi numerati uno a uno, spostato e riassemblato con precisione millimetrica dove si trova oggi, 65 metri più in alto e 200 più indietro rispetto a prima.

La parte finale del racconto la dedico al Cairo, la grande capitale da me visitata successivamente in più di un’occasione

Sede dei migliori luoghi di epoca faraonica, copta e islamica dell'Egitto, la città riserva infinite sorprese in fatto di monumenti e luoghi incredibili fra i quali le Piramidi di Giza (ad una ventina di chilometri di distanza), Piazza Tahrir, le moschee di Mohamed Alì  e di al-Rifa'i, il museo Egizio.

C’è chi mi fa notare che mi si illuminano gli occhi quando parlo del Cairo, la “soggiocatrice”, uno dei tanti significati attribuiti al suo nome in arabo; chissà se è dovuto a questo il misterioso legame fra me e questa città ricca di fascino e contraddizioni.

Mi vien persino facile amare gli odori acri che pervadono le stradine del vecchio Bazar Khan e Khalil e la voce dei muezzin che richiamano alla preghiera. E credetemi questo vuol dire Amore!

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