Messico: Diego Rivera e Frida Khalo - Part.3 | Viaggi Manuzzi

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Messico: Diego Rivera e Frida Khalo - Part.3

  • Ottobre 2018
  • Tipologia di viaggio: 
  • Destinazioni: 
    Messico
    Sudamerica
  • Silvia
L’ultima puntata del mio viaggio in Messico si concentra sulle figure e sulle opere di due grandi artisti che hanno segnato l’immaginario collettivo anche con la loro burrascosa relazione: Diego Rivera e Frida Kalho.

Al primo piano del Palacio Nacional ci sono i meravigliosi affreschi di Rivera - iniziati negli anni ’30 - che raccontano la storia del popolo messicano: la civiltà precolombiana, lo sbarco degli spagnoli e la tragica soggiogazione ai conquistadores ed alla chiesa, poi l’indipendenza, Zapata e Villa, fino al capitalismo e Marx. Con immagini plastiche forti e semplici vediamo il passato del paese esaltato e fatto memoria per il popolo, che di fronte a questi murales deve trovare la forza per il riscatto ed il cambiamento. Osservo le allegorie della terra messicana, i suoi doni: il mais, il cacao, l’agave, e gli occhi azzurri di un bambino meticcio sulle spalle di sua madre.

Rivera a 43 anni sposa la giovanissima Frida Kalho, si sposeranno poi due volte, si ameranno e tradiranno tutta la vita, lei lo seguirà in tutto il suo percorso politico sempre dedicato al popolo.

E’ facile immaginare alcune giornate di questo artista godereccio, la cui fisicità imponente testimonia grandi abbuffate ed in effetti in Messico si mangia e si beve bene: tacos e tortillas, mole negro, guacamole, quesadillas, empanadas  … il tutto sempre condito con la salsa di chile piccante. Rivera ha dipinto nei suoi murales sociali anche tutto questo quotidiano popolato di oggetti e di cibi, che dopo la scoperta dell’America sarebbero diventate così fondanti delle nostre cucine da pensare impossibile che vengano così da lontano nel tempo e nello spazio.

Dopo questa visita mi aspetta quella della casa in cui questa coppia ha trascorso tanti anni: la casa blu, nel quartiere di Coyoacan che è ora inglobato nell’ormai enorme Città del Messico.

Questa casa, oggi museo è il punto di contatto fra l’artista e la città, come simbolo del Messico intero: Frida con le sue gonne da tehuana e con il busto in cui lei stessa ha dipinto falce e martello ha incarnato pienamente il senso surreale della ‘mexicanidad’: i colori accesi, la bramosia di vita e di amore legati per sempre alla sofferenza fisica dipinta nei suoi autoritratti, alla disperazione dell’alcol, ai sogni magici e cupi di una verde giungla fitta e di spine nel cuore.

Nelle stanze della casa di Frida si trovano piccoli quadri votivi, i retablos dedicati alla Vergine di Guadalupe per lo scampato pericolo, gli oggetti quotidiani, la sua famosa fotografia con lo scialle rosso ed i fiori in testa, piccole foto di Frida da ragazza, e poi il letto da cui quando non riusciva ad alzarsi dipingeva da sdraiata guardandosi nello lo specchio appeso sul baldacchino insieme gli scheletri appesi come costante memento mori.

Fa sorridere pensare a quanto questa artista sia ora diventata una sfruttatissima icona pop: così sfrontata, femminista, amante di uomini e donne famose, rivoluzionaria ma tormentata da una gelosia molto borghese…chissà cosa ne pensa ora di essere raffigurata sulle magliette della grande distribuzione indossate delle adolescenti di tutto il mondo. Ecco, non ho resistito: sì, anche io compro un souvenir di Frida, un ninnolo, un ciondolo colorato, un cuore di stagno da appendere a casa, quell’inno ‘Viva la vida’ che sembra risuonare così forte nel giardino della casa blu, di certo Frida si farà una risata.

 

 

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