Il Nepal è una terra di natura rigogliosa, spiritualità e antiche tradizioni himalayane, dove il verde delle vallate e i templi sacri accompagnano la vita quotidiana. Attraversato dalla storica “Strada dell’Amicizia”, collega da sempre culture, pellegrini e popoli tra le montagne dell’Himalaya e il vicino Tibet.
Trip highlights
Data di partenza
Dal 3 ottobre al 18 ottobre
Strada dell’amicizia
Itinerario completo per visitare al meglio il Tibetun
1° giorno – Italia / Kathmandu
Partenza in tarda serata da Milano Malpensa o Roma Fiumicino con volo di linea per Doha e successivamente coincidenza per Kathmandu.
2° giorno – Kathmandu
Arrivo a Kathmand. Espletamento delle formalità burocratiche e trasferimento in hotel. Pasti liberi.
3° giorno – La valle di Kathmandu: visita di Swayambunath, centro storico di Kathmandu e Patan
La valle di Kathmandu è una culla affollata di gente con un’ampiezza di circa trenta chilometri. L’intera popolazione si aggira intorno al milione e mezzo di abitanti. Bhaktapur, Patan e Kathmandu stessa, sono i tre poli architettonicamente più importanti della valle. Il carattere “cittadino” di Kathmandu non è per nulla rappresentativo della realtà sociale e culturale del Paese, il Nepal è infatti immerso in una realtà rimasta autenticamente contadina con un’economia piuttosto povera ed elementare ed un tratto culturale ancora molto lontano dalla modernità. Visiteremo la collina con lo Stupa di Swayambunath, luogo sacro buddista dall’atmosfera magica e tipicamente orientale. Questo monumento è considerato l’ombelico della valle, il suo nome deriva dalla lingua sanscrita e significa “l’autogenerato”. Una volta terminata la visita si discende dalla collina verso il centro antico della città: Durbar Square, ovvero la “Piazza del Palazzo”. Su questa piazza monumentale si affaccia l’antica residenza reale, i vari templi induisti e la casa della “Kumari”, la bambina che rappresenta una divinità vivente: la rincarnazione della dea Khali. A breve distanza dal centro architettonico si trova la famosa “freak street”, la “via-quartiere” dove negli anni ’70 si era concentrata la comunità straniera di quegli hyppies che avevano scelto di soggiornare in India o in Nepal. Continueremo le visite del pomeriggio con l’approccio al centro storico di Patan. Anticamente conosciuta col nome di Lalitpur, ovvero “Città della bellezza”, Patan ripropone i motivi architettonici del mattone, del legno e della pietra. Al termine di questa visita si continua verso l’ultimo punto interessante della giornata, il sito di Pashupatinath, con uno dei templi indù più importanti del mondo religioso indiano ma soprattutto famoso perché è questo il luogo tradizionale delle cerimonie funebri di Kathmandu.
4° giorno – La Valle di Kathmandu: Bhaktapur e Boudhnath
Lasciando il centro di Kathmandu occorre percorrere 15 chilometri per arrivare alle porte del centro architettonico di Bhaktapur. Con Patan e Kathmandu, il centro di Bhaktapur fu, nel medioevo, una delle sedi più importanti dei diversi principati che controllavano la valle. Bhaktapur, riconosciuta dall’Unesco come uno dei luoghi facenti parte del Patrimonio dell’Umanità, è un museo di architettura all’aperto. Nel pomeriggio riprendiamo la strada verso Kathmandu e ci dirigiamo verso il grande Stupa di Boudhnath. Calano pian piano le luci del giorno sui lumini tremolanti accesi dai fedeli ai piedi del grande stupa bianco; l’atmosfera delle luci e il senso di pace di Boudhnath sono una delle sensazioni indelebili di questo viaggio.
5° giorno – Volo da Kathmandu a Lhasa
Al mattino volo da Kathmandu a Lhasa: dopo aver costeggiato le vette innevate della catena himalayana fino alla vista dell’Everest, il volo si dirige verso l’altopiano tibetano. Sorvoliamo Shigatse, poi il lago Yamdrok e infine oltre il passo Kampa La, comincia la discesa nella piana, a fianco del letto del fiume Yarlung. La luce del cielo è nitida, l’aria è asciutta e frizzante: è l’atmosfera del Tibet.
6° giorno – Lhasa: visita al Jokhang e al Drepung
Al mattino in fondo alla grande piazza, nell’atrio che guarda il portone di ingresso del Jokhang, i tibetani si prostrano verso il cuore del tempio. Il Barkhor, l’anello di preghiera intorno all’antico centro sacro, è una sfilata di costumi, di acconciature, di tratti fisici e somatici diversi; è da secoli il luogo, dove lo spirito commerciale si intreccia allo spirito religioso, è da sempre mercato tibetano e circuito di preghiera e di prostrazione. Il Jokhang è il tempio più sacro della tradizione religiosa del Tibet. In assoluto il Jokhang è da sempre il cuore della fede tibetana ed il fulcro più palpitante per l’interesse etnografico e folcloristico del Tibet. Il pomeriggio sarà dedicato alla visita di quello che fu il complesso monastico più grande del Tibet. Il monastero di Drepung era un grande villaggio con una folla impressionante di monaci; i suoi vicoli, i suoi antri, i suoi cortili e le sue piccole finestre che dalle celle guardano l’ampia conca di Lhasa sono l’immagine più completa e più autentica dell’antico Tibet.
7° giorno – Il palazzo del Potala, il monastero di Sera e Norbulinka
Mattinata dedicata alla visita del Potala, il grande palazzo che è stato sin dall’epoca della sua costruzione la sede dei Dalai Lama. All’interno del palazzo si visitano le sale del trono, le sale delle tombe, gli spazi privati di residenza e le sale di preghiera dedicate alle varie divinità. Per i tibetani il palazzo del Potala continua ad essere un ambiente vivo e soprattutto indiscutibilmente “sacro”. Nel pomeriggio si visita il monastero di Sera, il secondo complesso monastico, in ordine di importanza, della città di Lhasa. Non bisogna dimenticare che questo monastero fu il centro di addestramento alle arti marziali dei “monaci” che costituivano il corpo di guardia del Dalai Lama. Termineremo la giornata con la visita della residenza estiva dei Dalai Lama, l’insieme di strutture è conosciuto col nome di Norbulinka, il “Parco dei gioielli”. All’interno di questo insieme, divenuto da alcuni decenni, area pubblica, visiteremo quella che fu l’ultima abitazione del Dalai Lama nei giorni che precedettero il suo esilio.
8° giorno – Visita al monastero di Samye. Trasferimento a Tsetang e visita di Yumbulakang e Tandruk
Si lascia Lhasa, in mattinata, diretti verso oriente. Il nostro viaggio seguirà la sponda orografica sinistra del fiume Yarlung e raggiunge uno dei siti religiosi più importanti del Tibet: il monastero di Samye, il centro monastico più antico della storia buddista del Paese. Il fiume Yarlung nasce nella parte più occidentale dell’altopiano alle pendici del monte Kailash e dopo aver tagliato per duemila chilometri circa il plateau tibetano, entra in India prendendo il nome di Bramaputra. Dall’alto della collina di Hepo Ri si ha la vista panoramica del monastero di Samye. Dopo la visita degli interni proseguiremo fino al ponte che ci permette di attraversare il fiume Yarlung e di raggiungere il centro cittadino di Tsetang. Dedicheremo alcune ore del pomeriggio alla visita di Yumbulakang, “il castello tra le nuvole” la struttura che, secondo la leggenda, fu la prima residenza dei re tibetani. Termineremo la giornata con una visita speciale: il monastero di Tandruk, uno dei dodici templi più antichi del Tibet.
9° giorno – Tsetang – lago Yamdrok – Gyantse
E’ giornata di attraversamento dell’altopiano centrale verso occidente. Comincia la Trans-himalayana conosciuta col nome di “Strada dell’amicizia”. Il percorso, una volta lasciato il fondovalle del fiume Yarlung, sale ripidamente. Nel fondovalle si scorgono verdi terrazzamenti accanto a gruppi isolati di case tibetane; nei mesi estivi gli Yak pascolano accanto alla strada lungo i fianchi ripidi della montagna. In breve si giunge al passo Kampa la. Appena si arriva al piano del passo, si apre, al di sotto una vista favolosa, il lago Yamdrok dalle acque color turchese intenso e al fondo lo scenario delle cime innevate dominate dalla vetta del Nojyn Kang Sa. Dopo aver costeggiato il lago, la strada risale e arriva al secondo passo della giornata: il Karo la. Nel tardo pomeriggio, al termine di questa intensa giornata di paesaggi e momenti suggestivi, si giunge finalmente a Gyantse.
10° giorno – Visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor Chode e dal Kumbum e del monastero di Shalu
Tutta la mattina è dedicata alla visita del bellissimo insieme sacro composto dal Palkhor Chode e dal Kumbum. La strada che porta all’ingresso principale del monastero fiancheggia l’agglomerato tradizionale e popolare di Gyantse. Lungo la strada che ci conduce a Shigatse, faremo la deviazione nella vallata di Shalu. Il monastero lo si scorge già dalla strada maestra; il suo tetto a pagoda, di ceramiche verdi, emerge sopra le case del villaggio. Shalu è un monastero dall’aria veramente dimenticata. Al suo interno vivono, oggi, non più di quaranta monaci. Terminata la visita si ritorna sulla strada maestra e si è ormai poco lontani da Shigatse, in ordine di grandezza e di importanza politica, la seconda città del Tibet.
11° giorno – Visita del Tashilumpo e trasferimento a Sakya
Le prime ore della mattina le spenderemo nella visita del Tashilumpo. Questo complesso monastico è la residenza tradizionale della seconda carica politico-religiosa del Tibet, il Panchen Lama. La sala del Buddha più grande del Tibet, le tombe ricoperte di fregi d’oro, di argento e pietre dure dei Panchen Lama; le antiche sale di preghiera con le lunghe raccolte di dipinti sacri anneriti dal fumo delle lampade a burro. Nel pomeriggio si lascia Shigatse percorrendo la strada che corre verso il confine del Nepal. Si sfiora il complesso di Narthang, l’antica stamperia del Tashilumpo. Una pietra miliare prima di salire al passo Tsuo Là, indica la distanza da Shangai, sono 5000 chilometri dal punto più orientale della Cina. Dopo il passo Tsuo Là, il percorso scende di quota e infila la vallata che porta al monastero di Sakya. Da questo punto fino quasi al confine tutte le case tibetane portano tre linee verticali di colori diversi: il rosso, il bianco e il nero. Sono i colori del monastero di Sakya, il simbolo di appartenenza alla grande scuola dei Sakya’pa.
12° giorno – Sakya – Passo di Già Tsu Là – Xegar
Dedichiamo la mattina alla visita del monastero. Gli interni del complesso meridionale, protetto da un forte muro di circoscrizione e costruito secondo i suggerimenti degli ingegneri militari dell’imperatore Kublai Khan, sono molto suggestivi. La storia del monastero di Sakya è un momento fondamentale e particolarmente affascinante nel quadro politico e religioso del Tibet. Nel primo pomeriggio, terminata la visita di Sakya, imbocchiamo la trans- himalayana e saliamo verso il passo camionabile più alto di tutto il territorio centro occidentale del Tibet, il passo Gyà Tsu Là. Nella discesa dal passo avremo la prima apertura sulle vette degli “ottomila”. In serata raggiungiamo l’albergo della trans-himalayana nei pressi di Xegar.
13° giorno – Xegar: escursione al monastero di Rongbuk, ai piedi dell’Everest
Di primo mattino partiamo verso le vette innevate a sud di Xegar e di Tingri. La strada sale quasi immediatamente verso il passo Pang La. I piani collinari bruni si elevano fino alle prime nevi e poi ecco svettanti i corpi del Makalu, dell’Everest e del Chohoyu… ancora un po’ avanti e a sinistra si apre la vista sul Shishapagma. Una volta lasciato il passo continueremo verso il monastero di Rongbuk. Il monastero di Rongbuk, il luogo sacro nella storia delle grandi spedizioni sulla facciata settentrionale dell’Everest, è ormai ridotto in ruderi.
14° giorno – Xegar (o Tingri) – Percorso verso la “corona himalayana” e continuazione verso Kirong
Le strade che dal territorio tibetano portano a quello nepalese, attraversano ambienti molto suggestivi, ma altrettanto problematici. Lasciate le terre a piedi di questa montagna, la strada costeggia un lembo delle rive del lago “Pelku Tso” e si arrampica fino al passo “Guntang La”. Al di là del passo si comincia a scendere e piano piano il paesaggio arido del Tibet lascia spazio alla vegetazione sempre più rigogliosa che fa da sfondo scenografico all’ ingresso in Nepal. Nel tardo pomeriggio si arriva presso il centro di Kirong. Una volta che avremo lasciato il posto di Xegar, il nostro viaggio si svilupperà in una lunga pianura di altopiano fino alla salita al passo “Lalung La” che si affaccia sui poderosi fianchi settentrionali della catena. Nel tardo pomeriggio raggiungeremo il punto più vicino al confine nepalese che disponga di strutture per il pernottamento, la cittadina di Nyalam.
15° giorno – Attraversamento del confine e continuazione verso Batar Bazar fino a raggiungere Kathmandu
Dal centro di Kirong fino al confine sono circa venti chilometri. La strada nepalese è praticamente tutta quanta sterrata. Il percorso sale dai fondivalle dei fiumi che raccolgono le acque dei ghiacciai himalayani fino ai tremila metri del dorso delle colline per poi discendere finalmente alla quota della valle di Kathmandu di 1400 metri. Una giornata suggestiva per la varietà e complessità di paesaggi che si susseguono in quella saldatura di territori così articolati. Nell’ora di pranzo si raggiunge il centro cittadino di Batar Bazar. In circa due ore e mezza si arriva al bordo della valle di Kathmandu e poi un’altra ora sarà da prevedere per attraversare il centro cittadino e raggiungere finalmente il nostro albergo. Alternativa nel caso in cui non fosse aperta la strada via Kirong. 15° giorno – Da Nyalam si parte alla volta del confine e dopo l’espletamento delle pratiche burocratiche si continua per Kathmandu. Il progetto cinese della ricostruzione totale di Zhangmu è in atto da un paio di anni e può creare disagi e rallentamenti alla circolazione. Una volta attraversato questo ultimo centro cinese-tibetano, si scende al punto di confine. Il primo centro nepalese al di là del mitico “Ponte dell’Amicizia”, porta il nome di Kodari, è terra di sherpa, terra di portatori. Da Kodari, un bellissimo percorso si snoda tra le diverse vallate dei fiumi fino alla capitale del Nepal, Kathmandu.
16° giorno – Trasferimento in aeroporto, arrivo in Italia
Trasferimento in aeroporto, volo per Doha con successiva coincidenza per l’Italia dove si arriverà in serata.
Preventivo su richiesta

